Come è nata la leggenda metropolitana sulla morte di Paul McCartney

Come è nata la leggenda metropolitana sulla morte di Paul McCartney
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È inevitabile che celebrità e artisti tanto amati in tutto il mondo prima o poi si spengano, e prepararsi a queste spiacevoli sorprese è impossibile, come dimostra la morte improvvisa di Taylor Hawkins. Ci sono però anche casi in cui queste brutte notizie vengono inventate, proprio come per la leggenda della morte di Paul McCartney.

Tutti ne abbiamo sentito parlare: “Paul è morto”, si sente dire da alcuni complottisti sin dal 1969. Ormai è da ben 53 anni che alcuni amanti del rock credono ciecamente nel decesso del bassista dei Beatles, secondo loro avvenuto nel 1966 in un incidente stradale. Si narra che Paul McCartney sarebbe uscito dalla sala prove dopo un litigio con gli altri membri della iconica band, per dirigersi verso casa e cercare una notte di sano riposo.

Lungo la strada, il musicista di Liverpool avrebbe accolto un’autostoppista che, al riconoscerlo, avrebbe avuto una reazione esagerata portando McCartney e la sua macchina fuori strada, in uno schianto fatale. A quel punto, John Lennon e il manager Brian Epstein avrebbero seppellito di nascosto il cadavere per non compromettere il successo del gruppo, chiedendo all’attore scozzese William Stuart Campbell di sottoporsi a chirurgia plastica per diventare il “nuovo” Paul McCartney e non più un semplice sosia.

Questa narrazione risale addirittura al 1966, quando il capo ufficio stampa dei Beatles iniziò a ricevere una serie di telefonate insistenti che chiedevano informazioni sullo stato di salute di Paul. Nel 1969, durante una trasmissione sulla rete WKNR di Detroit, fu dato spazio ad una fonte anonima che si presentava come “Tom” e che rilanciava la teoria della morte del cantante. L'eco si diffuse in tutto il mondo e iniziò una vera e propria caccia ai presunti messaggi nascosti nelle canzoni o nelle dichiarazioni dei Beatles che potessero avvalorare la storia della morte di McCartney.

L’elenco di prove scovate dai complottisti è molto lungo ma, per la maggior parte dei casi, consiste in messaggi subliminali dalla natura molto dubbia. I sostenitori della teoria PID (Paul Is Dead) adducono come prove frasi che i tre Beatles superstiti avrebbero inserito nelle opere successive alla tragedia. Le incongruenze sono però moltissime e le confutazioni non mancano.

Coloro che ridono della leggenda sono certi che i Beatles avrebbero giocato sulla questione per divertirsi, e se possibile, vendere ancora più dischi, cosa che effettivamente accadde dopo la diffusione della bislacca teoria.

Inoltre, lo stesso Paul McCartney avrebbe inserito una certa simbologia nell’album solista Paul Is Live del 1993, proponendo una continuazione della copertina di Abbey Road ma cambiando la targa del maggiolino da “28 IF” a “51 IS”: la prima, per i sostenitori della teoria, rappresenterebbe l'età di Paul se fosse morto nel fantomatico incidente; la seconda, invece, dimostra la sua età quando Paul Is Live venne pubblicato nel '93, e "IS" non è altro che il verbo "è", per ripetere che Paul è vivo ancora oggi (nel 1993).

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