Miami e New York, il doppio flop delle crypto città

A due anni dalla sfida avviata tra i primi cittadini, le due metropoli si leccano le ferite ma non perdono le speranze.

Miami e New York, il doppio flop delle crypto città
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Una moneta digitale cittadina, una risorsa per le casse statali, ma anche un modo rivoluzionario per pagare le tasse, nonché elemento cardine per attirare società di settore, investimenti e grande attenzione mediatica. Nei piani dei rispettivi primi cittadini, Miami e New York erano destinate a diventare il principale crypto hub degli Stati Uniti.
Così da emergere come locomotiva della nuova economia digitale e modello da replicare su scala globale. A quasi due anni da promesse e trionfali tabelle di marcia, è rimasta molta teoria e poca pratica, perché quanto accaduto non lascia buone prospettive sul futuro a medio termine.

Successo e tonfo, la storia di Miami

"Il crypto sogno di Miami è a un passo dall'implosione". Così titola un editoriale di Jake Cline pubblicato due giorni fa dalla CNN. Per il giornalista che vive nella più nota città della Florida sono diversi i motivi che delineano un inevitabile passo indietro rispetto a quanto programmato dall'amministrazione cittadina, a partire dalle perdite subite dagli investitori e dalle conseguenze ambientali derivate dall'estrazione di criptovalute.

Per Francis Suarez, sindaco di Miami, la criptovaluta doveva essere "una priorità per la città", poiché mezzo efficace per assicurarsi risorse aggiuntive per finanziare iniziative sociali e ridurre gli ostacoli burocratici di natura fiscale per i cittadini.
Dopo aver portato a Miami la Bitcoin Conference, aver pubblicato il Bitcoin White Paper e aver inaugurato le monete digitali cittadine con il MiamiCoin - prodotto ottenuto via CityCoins, per premiare i miners con il 30% del valore dei token, mentre il restante 70% si accumula nel portafoglio virtuale della città per essere a disposizione dei cittadini - tutto sembrava procedere come preventivato, con il sindaco pronto a scommettere che la città avrebbe ricavato oltre 50 milioni di dollari nel giro di un biennio.

La crisi mondiale che nel 2022 si è riversata anche sul comparto tecnologico, scalfendo i patrimoni delle big tech e facendo precipitare le quotazioni del mondo crypto e affini (pensate solo al ridimensionato degli NFT), ha ribaltato lo scenario e avviato un graduale sgonfiamento dei sogni di gloria.
Tra i diversi cambiamenti avvenuti nel giro di breve tempo, il simbolo più evidente del crypto flop riguarda la principale arena sportiva di Miami, casa degli Heat in NBA: denominata FTX Arena nel marzo del 2021, la partnership è stata sciolta la scorsa settimana dopo la bancarotta dell'exchange di criptovalute e l'arresto del fondatore Sam Bankman-Fried.

"In questo momento le criptovalute non stanno andando bene, sapevamo che alcuni progetti sarebbero andati bene e altri meno e MiamiCoin aveva un grande potenziale ma nella sua esecuzione non ha avuto successo", ha spiegato il sindaco Suarez a Local 10 News. Risposta obbligata dopo che la moneta virtuale cittadina è crollata, registrando perdite oltre il 90%. "MiamiCoin è andato bene per la città, che ha beneficiato nel complesso di 8 milioni di dollari, però è vero che ci hanno rimesso le persone che hanno investito nel progetto".
Tra queste lo stesso primo cittadino: "Ho perso quel poco che avevo investito", ha dichiarato Suarez, incerto se l'esperimento continuerà ma convinto che sia stata una tappa obbligata per arrivare ad altre iniziative cripto più efficaci. Del resto lo stesso sindaco si è prodigato per mantenere in città la Bitcoin Conference (in programma dal 18 al 20 maggio 2023) e ha assicurato che continua tuttora a ricevere il proprio stipendio in bitcoin, dopo aver iniziato nel novembre del 2021.

Nella Grande Mela è tutto in salita

"A New York facciamo sempre le cose in grande, quindi prenderò i miei primi tre stipendi in Bitcoin quando diventerò sindaco. New York diventerà il centro dell'industria delle criptovalute e di altri settori innovativi e in rapida crescita!". Prima ancora di vincere la tornata elettorale, Eric Adams aveva raccolto il guanto di sfida di Suarez e aperto la corsa a capitale della criptomoneta tra New York e Miami. Adams ha poi vinto le elezioni, ottenuto il salario in Bitcoin/Ether e quattordici mesi fa ha battezzato la moneta cittadina NYCCoin (con Miami sono le due sole metropoli statunitensi ad averne una). Solo che anche nella Grande Mela le cose non sono andate propriamente come auspicato.
La valuta digitale ideata con CityCoins ha perso il 93% del suo valore e, stando alle oscillazioni del mercato, la retribuzione di Adams dovrebbe esser stata ridimensionata di circa il 60% rispetto al valore in dollari. Oltre l'imprevedibilità di un mercato volatile per definizione, gli avversari più duri da superare per la guida di New York sono di natura sociale, perché la sua fiducia verso l'economia digitale sbatte contro la diffusione della sensibilità ambientale.

La scorsa estate le autorità statali hanno bloccato la Greenidge Generating Station, negando il rinnovo dell'autorizzazione necessaria alla centrale elettrica per continuare a estrarre Bitcoin. Per il Dipartimento per la Conservazione dell'Ambiente di New York la centrale non ha rispettato i limiti di emissione di gas serra stabiliti a livello statale dal Climate Act.
Al di là del caso specifico, inoltre, la pressione dei gruppi a difesa dell'ambiente è molto forte a New York, come dimostra la causa intentata nei giorni scorsi da un collettivo di attivisti contro l'agenzia statale Public Service Commission, per aver approvato l'acquisizione della centrale elettrica Fortistar (vicina alle cascate del Niagara) da parte della società canadese Digihost, specializzata nell'estrazione di criptovalute.

L'azione legale punta ad annullare l'affare perché viola le norme statali sul clima varate nel 2019. Una visione che si lega agli obiettivi ambientali che lo Stato di New York punta a centrare nell'arco dei prossimi decenni: generare il 70% di elettricità tramite energie rinnovabile entro il 2030 e ridurre dell'85% le emissioni di anidride carbonica entro il 2050.
Nonostante gli scogli politici e sociali che si moltiplicano all'orizzonte, il sindaco Adams resta convinto che New York possa e debba diventare la città modello in tema di tecnologie emergenti. "Criptovalute e blockchain sono un'opportunità di innovazione e crescita economica a lungo termine ed è miope credere che le battute d'arresto indichino una mancata crescita a lungo termine", ha riferito un suo portavoce. Tanto per ribadire che la volontà è sempre la stessa. E che i primi cittadini di New York e Miami continueranno a battersi per diffondere fiducia verso le criptovalute.