Jheronimus Bosch: a Milano un altro Rinascimento (e una graphic novel)

A Palazzo Ducale fino a marzo 2023, “Bosch e un altro Rinascimento” ci mostra il lato sconosciuto, grottesco e onirico dell'arte rinascimentale.

Jheronimus Bosch: a Milano un altro Rinascimento (e una graphic novel)
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Sentendo la parola "Rinascimento", le prime opere che potrebbero venirvi in mente sono la Gioconda di Leonardo, la volta della Cappella Sistina di Michelangelo o la Venere di Botticelli. Tutti capolavori caratterizzati da grande equilibrio, da un forte classicismo e, in gran parte dei casi, da temi sacri. Siamo ben lontani dalle visioni infernali e oniriche di Jheronimus Bosch, al centro della mostra "Bosch e un altro Rinascimento", in corso a Palazzo Reale a Milano fino al 12 marzo 2023.
Con uno stile caratterizzato da figure mostruose, scene apocalittiche e soggetti grotteschi, il pittore originario di Boscoducale è agli antipodi dell'"ortodossia" rinascimentale italiana, incentrata su dei modelli che si sono sviluppati tra Firenze e Roma e che sono poi stati presi come esempi assoluti del Rinascimento europeo tutto, trascurando per secoli tutte le visioni artistiche "devianti" del secondo Quattrocento e del primo Cinquecento.

Andare oltre il Rinascimento italiano

Eppure, Bosch ha goduto e gode ancora di enorme fama: pittore di corte presso gli Asburgo nel suo tempo, oggi le sue visioni fantastiche sono tra le opere più amate di moltissimi appassionati d'arte, che considerano il Prado di Madrid, dove molte delle opere attribuite a Bosch sono esposte, come uno dei principali poli dell'arte europea.

L'arrivo a Milano di parte della produzione boschiana è un evento più unico che raro, che permette ad un pubblico "classicista" come quello italiano di entrare a contatto con uno dei più grandi Maestri del Rinascimento olandese, nonché con la tesi secondo cui in Europa, a cavallo tra XV e XVI secolo, si sono sviluppati tanti modelli diversi di Rinascimento, spesso messi in secondo piano da quello italiano. Per approfondire meglio il tema, abbiamo avuto il privilegio di intervistare Bernard Aikema, curatore della mostra milanese dedicata al pittore di Boscoducale e autore dell'innovativo saggio "I Rinascimenti in Europa. 1480-1620", che sostiene proprio l'esistenza di molteplici poli del Rinascimento, sparsi tra Austria, Germania, Fiandre, Francia e Spagna, che si pongono a volte in continuità e in altri casi in antitesi con il modello italiano, esemplificato dai grandi artisti dell'area tosco-romana, come i già citati Leonardo, Botticelli e Michelangelo, ma anche Brunelleschi, Alberti e Raffello.

Everyeye: Come è nata l'iniziativa di portare Jheronimus Bosch e la sua opera in Italia? Cosa può aspettarsi il pubblico dopo aver messo piede a Palazzo Reale?

Bernard Aikema: L'idea della nostra mostra è quella di presentare al pubblico italiano l'opera del Maestro di Boscoducale. Bosch è un pittore che ha raggiunto una fama mondiale negli ultimi anni, ma che in Italia non è mai stato presentato come si deve. Con la mostra vogliamo colmare questa lacuna. La nostra esposizione conta cinque delle venti opere attribuite a Bosch, perciò la concentrazione dei capolavori del Maestro è impareggiabile, specie per il contesto italiano.
Tra le opere più importanti in esposizione abbiamo il Trittico del Giudizio Finale, in arrivo da Bruges, le Tentazioni di Sant'Antonio del Prado di Madrid, il Trittico dedicato allo stesso tema in prestito dal Portogallo, e il Trittico degli Eremiti delle Gallerie di Venezia.

I dipinti di Bosch in esposizione a Palazzo Reale

Altra finalità della nostra mostra è quella di mostrare come Bosch sia un esempio e persino un catalizzatore di un Rinascimento diverso da quello che apprendiamo dai manuali di storia dell'arte, focalizzati sul modello tosco-romano e che vedono il rinascimento come un movimento di semplice riscoperta dell'antichità classica e, per mezzo di essa, dell'individualità dell'uomo.
Questa idea, che sicuramente non è sbagliata, è però unilaterale: il momentum di rinnovamento europeo del Rinascimento ha una veste molto più pluralistica rispetto a quella italiana. Vi sono anche la scoperta della fantasia, dell'irregolarità del mondo, del fantastico e del sogno: proprio Bosch rappresenta al meglio queste tendenze.

Everyeye: Bosch ha però uno straordinario legame con l'Italia: parte dell'esposizione è dedicata proprio agli "emuli" italiani del Maestro, e fa riferimento addirittura al Codice Trivulziano di Leonardo da Vinci. Come siete giunti a questa scoperta?

Bernard Aikema: La mostra è il coronamento di una lunga ricerca, che ho spiegato nel mio saggio, "I Rinascimenti in Europa". Con le mie analisi, ho scoperto che, paradossalmente, l'apprezzamento di Bosch non nasce nell'Europa del Nord, ma in Italia e in Spagna all'inizio del Cinquecento, quando Bosch era considerato un pittore di mostriciattoli, incubi e visioni fantastiche. Il Rinascimento "alternativo" di cui Bosch è il capostipite, in realtà, si manifesta con forza anche in Italia e in Spagna, con una serie di opere, di pitture, di stampe e di oggetti da wunderkammern che abbiamo esposto accanto alle opere dell'artista. Non è un caso che il collezionismo fantastico nasca in questi stessi anni nel contesto mediterraneo. Con la mostra, il pubblico non scopre solo Jheronimus Bosch, ma scopre anche che il Rinascimento è stato molto più variegato e più interessante di quanto non dicano i libri di storia dell'arte, specie nel contesto italiano.

Visioni apocalittiche e soggetti mostruosi

Se c'è una componente dell'opera di Jheronimus Bosch che più cattura l'interesse del pubblico, però, essa è la presenza di visioni apocalittiche e di mostruosità assortite in ogni opera del pittore delle Fiandre, che portano lo spettatore a fermarsi estasiato di fronte a ciascun dipinto della mostra, ammirandolo da cima a fondo nella speranza di coglierne ogni minimo particolare, ogni presenza nascosta e ogni simbolo celato dietro alle creature infernali che vi si celano. Ma cosa rappresentano gli "incubi" di Bosch? Il Prof. Aikema ci ha dato una risposta.

Bernard Aikema: È difficile dire con precisione cosa significhi ogni mostruosità boschiana: bisogna valutare caso per caso, e spesso le risposte sono molto articolate. Prendiamo un esempio, quello del Trittico delle Tentazioni di Sant'Antonio di Lisbona, che rappresenta una sorta di "Gioconda" tra le opere di Jheronimus Bosch e che ha lasciato il Portogallo solo tre volte prima di arrivare a Milano.

Opere come questa sono state realizzate per delle committenze nordeuropee e solo in un secondo momento sono state portate a sud: il significato originale, in questo spostamento, ha subito delle variazioni per avvicinarsi al bagaglio culturale italiano e spagnolo.
In origine, le opere di Bosch avevano un forte messaggio morale: esse esprimevano la lotta del Bene contro il Male. Lo spettatore veniva invitato a meditare di seguire la via cristiana, giusta e virtuosa, durante la vita terrena, in modo da arrivare al giudizio finale con la certezza di poter salvare la sua anima in eterno. Questa è l'idea di base della stravagante semantica di Bosch, che mostra il mondo come un luogo del Male, abitato da mostri e dove accadono le cose peggiori. Lo spettatore è invitato a non farsi coinvolgere da queste ultime e, soprattutto, a non farsi trascinare dalle sfortune e dalle tentazioni: egli deve avere sempre in mente la propria meta, che nella società olandese di fine XV secolo era la Salvezza eterna.

Everyeye: Però poi le opere arrivano in Italia, in Spagna, in Portogallo e a Vienna, e il loro significato cambia.
Bernard Aikema: esatto. In questi contesti il sentimento prevalente è la curiosità: le opere non vengono ricevute con un sentimento devozionale, ma per il loro aspetto bizzarro.

Per questo motivo, nella mostra abbiamo anche confrontato il capolavoro di Bosch, il Giardino delle Delizie, che troviamo esposto nell'ultima sala dell'esposizione, con una camera delle meraviglie, o wunderkammern, un esempio del collezionismo enciclopedico che proprio nel XVI secolo andava diffondendosi. Si trattava di una ricostruzione di un microcosmo variopinto, strano, fantasioso e irregolare: secondo la mia interpretazione, è questo l'intento di Bosch quando dipinge.
Il pittore cerca di dipingere una wunderkammern, un piccolo mondo a sé, come se fosse un grande arazzo. Non a caso, quando parliamo della diffusione dei motivi di Bosch parliamo anche di arazzi, specie di quelli di origine asburgica: gli Asburgo hanno dominato su mezza Europa nel XVI secolo, e sono stati anche i primi a raccogliere la novità del mondo onirico di Bosch, facendone un fenomeno europeo.

Sinfonia Infernale: Bosch incontra il fumetto italiano

Proprio le mostruosità di Bosch hanno ispirato l'omaggio del fumettista satirico Hurricane, all'anagrafe Ivan Manuppelli, già collaboratore di "Linus" e di "Il Male" e tra i principali esponenti della scena italiana del fumetto indipendente.
La graphic novel illustrata da Hurricane, intitolata "Sinfonia Infernale", trae numerosi spunti dalla produzione artistica di Bosch, ed è stata pensata come complemento ideale per la mostra di Palazzo Marino, grazie anche ad un'esposizione di grande impatto presso lo spazio WOW di Milano.

Alcune delle tavole di Sinfonia Infernale

In effetti, la produzione artistica di Hurricane e quella di Bosch hanno molto in comune, tanto che il fumettista italiano ha spiegato di considerare il Maestro olandese come un "pittore di demoni" e un "nume tutelare del grottesco". Insomma, Sinfonia Infernale non è solo un omaggio a Bosch, ma anche una rivisitazione in chiave contemporanea dei temi, delle sensibilità e dei significati messi in evidenza dal Prof. Aikema e dalla mostra che ha co-curato insieme a Fernando Checa Cremades e a Claudio Sisi. Anche in questo caso, abbiamo potuto fare una chiacchierata con Hurricane sulla sua graphic novel: ecco cosa ci ha detto.

Everyeye: Sinfonia Infernale trae numerose ispirazioni, stilistiche e tematiche, dallo stile di Hieronymus Bosch: quali sono le opere da cui hai attinto maggiormente?

Hurricane: Ho preso spunto da tutto quello che ho trovato, anche i quadri cosiddetti "apocrifi" e i disegni.

Ma perlopiù ho saccheggiato tutto quello che riuscivo a notare dal trittico delle Tentazioni di S. Antonio, che avevo già visto di persona a Lisbona e di cui conservo una riproduzione stampata ad altissima definizione, dal Giardino delle Delizie e dal Giudizio Universale. Questi trittici sono anche in assoluto i miei preferiti di tutta la produzione di Jheronimus Bosch. Fondamentale, nella realizzazione del libro, è stata anche la lettura dei saggi di Wilhelm Fraenger [storico dell'arte tedesco vissuto nella prima metà del XX secolo. In Italia è arrivato il suo saggio Hieronymus Bosch: Il Regno Millenario, edito da Abscondita; ndr]. Di Bosch amo soprattutto la sua straordinaria capacità di unire la satira al macabro. Due attitudini che sono alla base anche del mio lavoro, che è fondamentalmente una ricerca continua nel grottesco, sia come segno grafico, che come indagine sui comportamenti.

Everyeye: La storia che racconti in Sinfonia Infernale parte da un disco musicale: da dove arriva l'idea di combinare il mondo di Bosch con quello della musica? Come pensi che suonerebbe un pezzo uscito da un'opera del fiammingo?
Hurricane: L'idea nasce da una storia vera, da un film e da un racconto. La storia vera è questa: esistono diversi spartiti reali, dipinti e nascosti da Bosch nelle sue opere.

Uno di questi si trova proprio nel Giardino delle Delizie, nell'ultimo riquadro, quello più infernale. Qui c'è un demone che legge (e forse intona, perché ha la bocca aperta) uno spartito disegnato sul sedere di un dannato schiacciato da un enorme strumento musicale. Quello spartito è stato recentemente decodificato e suonato da una musicista dell'Oklahoma, Amelia Hamrick, e ribattezzato ironicamente come "The Butt Song" . Ho chiesto a un mio amico musicista, il pianista Angelo Astore, di reinterpretarla con suoni più contemporanei. Come suonerebbe? Questo video, che abbiamo realizzato insieme, vi può dare un'idea. Il film invece è "Essi Vivono" di John Carpenter. Il racconto, infine, è "Il maestro del Giudizio universale" di Dino Buzzati, un autore che amo molto.

Everyeye: In Sinfonia Infernale c'è tanto Bosch, ma anche tanto Hurricane: in alcune tavole emerge una forte satira verso la realtà che ci circonda, la politica e persino la religione. Perché hai deciso di inserire questi "innesti" satirici nel fumetto?

Hurricane: Perché questa è la realtà che vedo tutti i giorni e che conosco, e mi piace molto quando la "surrealtà" e la realtà si incontrano.

E poi ci sono i motivi che vi dicevo: Bosch è stato tra le tante cose anche uno straordinario artista satirico, non è stato difficile virare su certe tematiche. Ho aggiunto dei bersagli più contemporanei, come i movimenti di estrema destra, i fast food, il capitalismo, i rider schiavizzati... ma alla fine, se vai alla sostanza e lasci perdere i particolari, le dinamiche dell'umanità sono sempre la stessa mediocrità in ogni secolo. Una mediocrità che però ha anche un lato della medaglia più assurdo e paradossale, che è quello su cui punto quasi sempre per raccontare le mie storie.