La fantascienza illuminista di Isaac Asimov

Tra robot e viaggi spaziali: Isaac Asimov, lo scrittore che ha immaginato un futuro all'insegna della fiducia nella razionalità umana.

La fantascienza illuminista di Isaac Asimov
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«Se la conoscenza può creare dei problemi, non è certo attraverso l'ignoranza che li possiamo risolvere». In questa frase c'è molto della visione del mondo di Isaac Asimov. La citazione è tratta da Il libro della scienza, uno dei tanti volumi di divulgazione scientifica la cui scrittura affiancò, per tutta la sua carriera, la produzione romanzesca.
Asimov, del resto, era uno scrittore-scienziato che amava la conoscenza, un illuminista del Ventesimo secolo convinto che l'ignoranza fosse il peggiore dei mali per l'essere umano e che l'uso retto dell'intelligenza fosse il migliore strumento a sua disposizione. Non per niente, buona parte dei suoi libri raccontano l'epopea di una umanità continuamente intenta a superare i propri limiti e che arriva a conquistar le stelle, pur non liberandosi mai dei difetti e delle debolezze che la affliggono.

Un futuro ottimista

Isaac Asimov è considerato uno dei più grandi scrittori di fantascienza di sempre, nonché tra i padri fondatori del genere. A più di trent'anni dalla sua morte e ottanta dalla pubblicazione delle sue prime opere, i suoi libri sono ancora ampiamente letti e apprezzati e molti si sono guadagnati da tempo lo status di classici contemporanei.
Eppure, per tanti versi la fantascienza di Asimov oggi appare vagamente demodé, poco attuale. E non solo perché, inevitabilmente, la tecnologia e il progresso scientifico hanno preso strade che lo scrittore non avrebbe potuto prevedere, ma anche perché i suoi libri esprimono un rapporto col futuro completamente diverso da quello che abbiamo oggi.

Philip Dick, un altro gigante della fantascienza del Novecento che per tanti versi è l'opposto di Asimov, è sicuramente più vicino allo spirito dei nostri tempi, dal momento che nella nostra epoca a prevalere verso il futuro sono sentimenti di paura e pessimismo, insieme a un generale scetticismo sulle possibilità che la razza umana possa risolvere i problemi che essa stessa ha causato.
In Asimov l'atteggiamento è completamente diverso: la sua è sostanzialmente una fantascienza ottimista, fiduciosa nella razionalità dell'uomo e nelle possibilità aperte dallo sviluppo tecnico e scientifico. Certo, il cammino dell'umanità verso il progresso può sempre incontrare ostacoli, arrestarsi, attraversare periodi bui; però il cammino non si ferma e tutte le crisi possono essere superate con ulteriore slancio.

La vita

Isaac Asimov nacque nel 1902 a Petrovici, un villaggio russo poco distante dal confine con la Bielorussia. Quando aveva solo tre anni, la sua famiglia abbandonò la Russia per trasferirsi in America, per la precisione a New York, nel quartiere di Brooklyn, dove il padre aprì un piccolo emporio.
Il negozio paterno vendeva soprattutto generi alimentari, ma anche giornali e riviste, compresi i pulp magazine che pubblicavano racconti di fantascienza. È proprio grazie a quelle riviste che il piccolo Isaac iniziò, fin da bambino, a leggere e ad appassionarsi al genere. A partire dal 1939, Asimov iniziò a pubblicare i suoi primi racconti su magazine dello stesso tipo. Nel frattempo frequentava la Columbia University, dove si laureò in Chimica.
Successivamente prese anche una laurea in Filosofia, conseguì un dottorato in biochimica e diventò docente universitario presso l'Università di Boston. Continuò la carriera di accademica fino al 1958, quando decise di abbandonarla per dedicarsi esclusivamente alla scrittura.

Come scrittore, intanto, iniziò a farsi conoscere pubblicando racconti su riviste con titoli come Amazing stories o Astouding stories, le stesse che più contribuirono a definire l'immaginario di quella che oggi chiamiamo la Golden age della fantascienza. Il passaggio a una narrativa di più ampio respiro per Asimov avvenne nel 1950, quando pubblicò il suo primo romanzo, Paria dei cieli. Seguirono anni molto produttivi, in cui scrisse numerosi romanzi, antologie di racconti e saggi divulgativi.
Si sposò due volte ed ebbe una figlia dal primo matrimonio. La sua vita fu per lo più tranquilla e priva di grandi avvenimenti: dedicava abitualmente otto ore al giorno alla scrittura e raramente si allontanava da casa. Anche perché, paradossalmente, lo scrittore che aveva immaginato storie piene di viaggi interstellari, nella vita reale odiava viaggiare e aveva paura di prendere l'aereo. Morì nel 1992 a causa dell'AIDS, contratto anni prima per colpa di una trasfusione di sangue infetto.

I robot

Buona parte della popolarità di Asimov, oggi, è legata alle sue storie intorno ai robot positronici. In particolare, sono molto ricordate le tre leggi della robotica, che caratterizzano fortemente il modo con cui lo scrittore intendeva le sue creature artificiali e che hanno influenzato non solo gli scrittori venuti dopo di lui, ma anche alcuni teorici delle intelligenze artificiali.
Le tre leggi recitano così: «Prima Legge: un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno. Seconda Legge: un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, a meno che questi ordini non contrastino con la Prima Legge. Terza Legge: un robot deve salvaguardare la propria esistenza, a meno che questa autodifesa non contrasti con la Prima o la Seconda Legge».

Con le tre leggi Asimov ruppe radicalmente con il modo in cui i robot venivano rappresentati solitamente dalla fantascienza: fino ad allora a prevalere erano narrazioni in cui gli esseri meccanici erano soprattutto una minaccia per gli umani, in quelle che erano più che altro delle rielaborazioni tecnologiche della storia del mostro di Frankenstein, dove inevitabilmente le creature si ribellavano ai creatori.
In Asimov, sin dal suo primissimo racconto a tema robotico (Robbie, del 1940, che racconta il rapporto tra una bambina e il suo robot-babysitter), gli automi sono invece visti come preziose integrazioni per la società umana.
Nel 1950 uscì Io, robot, la prima antologia che raccoglieva i racconti sui robot scritti negli anni precedenti. Ne uscirono altre negli anni successivi, che vennero, poi, unite insieme nel 1982 in Tutti i miei robot, che è la raccolta definitiva dei racconti robotici di Asimov.
I robot sono presenti anche in una serie di romanzi poi ribattezzata Il ciclo dei robot. Si tratta di quattro romanzi (Abissi d'acciaio, 1954; Il sole nudo, 1957; I robot dell'alba, 1983; I robot e l'impero, 1985) ambientati in un futuro in cui gli esseri umani stanno iniziando a colonizzare la galassia. In questi romanzi l'ambientazione fantascientifica si mescola con trame che virano verso il poliziesco. Sono libri da ricordare anche per la coppia di protagonisti, tra i personaggi più famosi e carismatici mai creati da Asimov: il detective umano Elijah Baley e il robot R. Daneel Olivaw.

Il ciclo delle Fondazioni

Parte della fama di Asimov viene anche dai romanzi che fanno parte del Ciclo delle Fondazioni. Pare che a ispirare lo scrittore fu la lettura del saggio storico Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano di Edward Gibbon: la trama, infatti, parte dalla crisi irreversibile dell'impero galattico che per millenni ha garantito pace e ordine all'umanità che ha ormai colonizzato tutta la galassia.
L'imminente caduta dell'impero viene prevista da Hari Seldon, il geniale inventore della psicostoria, una disciplina che, grazie allo studio della psicologia delle masse e a complicate formule statistico-matematiche, è in grado di anticipare come si evolverà la storia umana. Seldon, quindi, crea la Fondazione, una comunità di scienziati con la missione di contrastare l'epoca di barbarie che inevitabilmente seguirà la fine dell'impero. I romanzi seguono la storia della Fondazione attraverso i secoli.

Asimov lavorò al Ciclo delle Fondazioni a più riprese. Tra il 1951 e il 1953 uscirono i libri che formano la trilogia originale (Fondazione, Fondazione e Impero, Seconda Fondazione), composti in parte da testi già pubblicati precedentemente su rivista. A trent'anni di distanza riprese in mano quelle storie scrivendo due romanzi che portano avanti la trama dei primi tre libri (L'orlo della Fondazione, del 1982, e Fondazione e Terra, del 1986), senza però arrivare a una conclusione definitiva. Infine, scrisse due prequel, che si collocano cronologicamente prima della trilogia (Preludio alla Fondazione, del 1988, e Fondazione anno zero, ultimo libro in assoluto di Asimov, pubblicato postumo nel 1993).

Un disegno unitario

Nei suoi ultimi anni Asimov volle unire insieme buona parte dei suoi romanzi in quello che oggi chiameremmo un "universo condiviso". E così nei libri più recenti del ciclo delle Fondazioni sono presenti dei richiami al ciclo dei Robot. Mentre l'ultimo libro di quest'ultimo (I robot e l'impero) fu scritto proprio con l'intento di creare un ponte tra le due saghe.
Anche tre romanzi scritti negli anni '50 (Le correnti dello spazio, Il tiranno dei mondi e Paria dei cieli) furono ripresi in questa risistemazione per andare a creare un altro ciclo, Il ciclo dell'Impero, che cronologicamente si colloca in mezzo agli atri due. Insieme i tre cicli vanno a comporre il gigantesco affresco del futuro asimoviano.

Ma i grandi cicli di Asimov non esauriscono la sua opera. Fu infatti uno scrittore estremamente prolifico che nel corso della sua vita ha firmato circa 500 volumi. Tra i suoi romanzi di fantascienza indipendenti dalle saghe nominate sopra, vale la pensa di ricordare La fine dell'eternità (1955) che affronta in maniera originale il tema dei viaggi nel tempo, e Neanche gli dei (1972), vincitore sia del Premio Hugo che del Premio Nebula (i due riconoscimenti più prestigiosi nell'ambito della letteratura fantascientifica) e anche l'unico romanzo di Asimov in cui è presente una civiltà aliena.